Roma, l'emergenza del ritiro sociale tra i giovani

Cresce il fenomeno hikikomori a Roma: il ritiro sociale colpisce studenti e scuole. Interventi necessari.

Roma, l'emergenza del ritiro sociale tra i giovani

In una cucina di Roma, la mattina inizia con il suono del caffè che ribolle e una madre che tenta, per l'ennesima volta, di convincere il figlio adolescente a prepararsi per la scuola. Ma lui, con lo sguardo perso nel vuoto e la schiena rivolta al resto del mondo, non accenna a muoversi. Questo scenario, purtroppo, è sempre più frequente nella Capitale, dove il fenomeno del ritiro sociale tra i giovani, noto come hikikomori, continua a crescere. Secondo Il Tempo, con la riapertura delle scuole, si registra un aumento marcato dei casi: nel Lazio almeno 100 nuovi casi ogni anno, con la quasi totalità a Roma.

In questo contesto, è fondamentale esplorare il significato del ritiro sociale e le sue implicazioni. Gli hikikomori, termine giapponese che indica coloro che si isolano per lunghi periodi, sono in gran parte adolescenti. Il Ministero ha avviato una task force per elaborare un protocollo nazionale entro fine settembre 2026, destinato a prevenire e gestire il fenomeno. Uno studio nazionale suggerisce che circa 65.967 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni soffrono di questo problema, una cifra che sottolinea l'urgenza della situazione.

Mentre i giovani si trovano a lottare contro il peso dell'isolamento sociale, c'è un parallelo inquietante tra le loro esperienze e quelle degli anziani. La solitudine non è un problema esclusivo delle nuove generazioni. Secondo i dati di Auser e degli psicogeriatri, anche il 14% degli anziani italiani si sente privo di una rete di supporto, un dato che supera di gran lunga la media europea del 6,1%. Questa connessione intergenerazionale suggerisce che, nonostante le differenze di età, entrambe le fasce della popolazione soffrono di un problema comune: la mancanza di contatti significativi e di supporto sociale.

Ritornando agli adolescenti, le scuole giocano un ruolo cruciale. Gli istituti devono essere formati e attrezzati per individuare i primi segnali di ritiro sociale e per offrire un ambiente accogliente e comprensivo. La prevenzione parte dall'educazione, dall'ascolto attivo e dalla disponibilità di personale qualificato che possa intervenire tempestivamente. Inoltre, le famiglie dovrebbero essere supportate con strumenti e risorse adeguate per affrontare una realtà che può sembrare sconfortante e insormontabile.

Il ritiro sociale non è un fenomeno da sottovalutare. Bisogna comprendere che è un grido d'aiuto, sia per i giovani che per gli anziani. La società deve rispondere con empatia e azioni concrete, creando spazi di incontro e condivisione dove i legami possano ricostruirsi. Solo attraverso un impegno collettivo possiamo sperare di arginare una tendenza che, purtroppo, continua a crescere.

Contenuto a cura della redazione AMIICO — un prodotto sviluppato da Union Srl (Verona).