L'OMS ha dichiarato la solitudine emergenza sanitaria globale. L'Italia cosa fa?

Nel 2023 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha equiparato la solitudine cronica al fumo come rischio per la salute. In Europa si nomina un Ministro per la Solitudine. In Italia, quasi silenzio.

L'OMS ha dichiarato la solitudine emergenza sanitaria globale. L'Italia cosa fa?

Nel novembre del 2023, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile: ha istituito una Commissione Internazionale sulla Solitudine e sull'Isolamento Sociale, equiparando formalmente la solitudine cronica a un rischio per la salute pubblica alla pari del fumo, dell'obesità, della sedentarietà. Non è una presa di posizione poetica. È una risposta a dati epidemiologici che non lasciano spazio a interpretazioni: la solitudine uccide, e lo fa con precisione misurabile.

L'Inghilterra aveva già mosso il primo passo istituzionale nel 2018, nominando il primo Ministro per la Solitudine della storia. Il Giappone aveva seguito nel 2021, dopo che i dati sulla solitudine della popolazione anziana — e poi, sorprendentemente, di quella giovane — avevano raggiunto livelli di allarme. La Danimarca, la Finlandia, diversi paesi nordici hanno sviluppato strategie nazionali di contrasto all'isolamento sociale. In Italia, il dibattito è quasi inesistente a livello di politica nazionale, nonostante il paese sia tra i più esposti al problema in Europa.

Perché l'Italia è particolarmente vulnerabile

L'Italia combina due fattori di rischio che raramente si trovano insieme con questa intensità: è il paese europeo con la popolazione più anziana, e ha uno dei sistemi di welfare per l'invecchiamento più fragili del continente. Il modello di cura familiare — che ha retto per decenni grazie alle reti parentali estese e alla tradizione del supporto intergenerazionale — si è indebolito senza che venisse rimpiazzato da alternative strutturali adeguate. Il risultato è un vuoto che non si vede ma si misura: in visite al pronto soccorso evitabili, in ricoveri prolungati, in declino cognitivo che sarebbe rallentabile, in qualità della vita che scende senza che nessuno ne tenga traccia.

A questo si aggiunge una difficoltà culturale. Parlare di solitudine in Italia è ancora, in molti contesti, una forma di ammissione di fallimento. Le famiglie non vogliono ammettere che il loro anziano è solo. Gli anziani stessi non vogliono ammetterlo. Il sistema sanitario non ha gli strumenti per rilevarlo sistematicamente. E così il problema cresce in silenzio, invisibile, mentre le soluzioni esistenti — associazioni, centri diurni, servizi di assistenza domiciliare, e strumenti digitali come AMIICO — restano sottoutilizzate per mancanza di informazione e di cultura dell'accettazione.

Il cambiamento che viene prima delle politiche

Le grandi politiche pubbliche cambiano lentamente. Il riconoscimento culturale di un problema può cambiare più in fretta, se le persone giuste smettono di tacere. Dire che un genitore anziano si sente solo non è una sconfitta — è un dato di realtà che può essere affrontato. Cercare strumenti che lo aiutino a non esserlo non è un ripiego — è cura. L'OMS ha detto che la solitudine è un'emergenza. Aspettare che lo dica anche il Parlamento italiano potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, ci sono tre milioni di anziani che non hanno tempo di aspettare.

Contenuto a cura della redazione AMIICO — un prodotto sviluppato da Union Srl (Verona).