I caregiver invisibili: i milioni di italiani che assistono i genitori da lontano

Si chiamano 'long-distance caregivers'. In Italia sono milioni: figli e figlie che gestiscono la cura di un genitore anziano a centinaia di chilometri di distanza. Nessuno li conta, nessuno li supporta.

I caregiver invisibili: i milioni di italiani che assistono i genitori da lontano

Valentina ha quarantatré anni, vive a Torino e lavora come project manager in un'azienda di software. Ogni mattina, prima di aprire il computer, chiama sua madre a Reggio Calabria. Ogni venerdì sera organizza una videochiamata con sua sorella per fare il punto sulla settimana. Ogni tre mesi prende un volo, noleggia una macchina e passa quattro giorni a sistemare quello che non si riesce a gestire a distanza: appuntamenti medici, pratiche burocratiche, la caldaia che fa un rumore strano da ottobre.

Valentina non ha mai sentito la parola "caregiver" applicata a sé stessa. Ma lo è. È quello che negli Stati Uniti chiamano un long-distance caregiver: qualcuno che si prende cura di un familiare anziano o fragile vivendo a più di un'ora di distanza. In America si stima che siano tra i cinque e i sette milioni. In Italia non esistono statistiche sistematiche. Ma i numeri ci sono, nascosti dentro altri dati: il 40% degli over 65 soli ha il figlio più vicino a oltre 100 chilometri, e l'Italia ha quattro milioni di anziani che vivono da soli.

Un lavoro non riconosciuto

Il caregiving a distanza è un lavoro. Non viene pagato, non viene riconosciuto contrattualmente, non produce diritti previdenziali. Ma occupa tempo — mediamente, secondo le ricerche americane sull'argomento, tra le otto e le dieci ore settimanali di lavoro non retribuito: telefonate, ricerche di strutture e servizi, coordinamento con medici e assistenti, pianificazione delle visite. A questo si aggiunge il carico emotivo, che è difficile da quantificare ma non da riconoscere: l'ansia quando il telefono non risponde, il senso di colpa quando non si riesce a esserci, la stanchezza di dover essere contemporaneamente presenti al lavoro, ai figli propri, e a un genitore che invecchia a centinaia di chilometri.

Le aziende italiane non hanno ancora sviluppato politiche strutturate per questo tipo di dipendente. Il congedo retribuito per assistenza a familiari non autosufficienti esiste ma è limitato e complesso da ottenere. I servizi territoriali per gli anziani — che potrebbero alleggerire parte del carico dei caregiver a distanza — sono frammentati e spesso inaccessibili per chi non è fisicamente presente per navigarli.

La tecnologia come alleata imperfetta

La videochiamata ha cambiato qualcosa. Ha permesso ai caregiver a distanza di vedere i loro cari, di leggere le espressioni, di capire meglio come stanno. Ma ha anche creato nuove forme di ansia: vedere che la casa è in disordine, che il genitore è dimagrito, che gli occhi sono meno vivaci — e non poter fare niente subito.

Quello che manca, nella maggior parte dei casi, non è la sorveglianza. È la compagnia quotidiana. Il genitore anziano che vive solo ha bisogno di qualcuno con cui scambiare due parole il pomeriggio, qualcuno che sappia che esiste e che chieda come è andata la mattina. Il figlio a Torino non può essere quella presenza ogni giorno — non per mancanza di amore, ma per i limiti fisici del tempo e della distanza.

È in questo spazio preciso che strumenti come AMIICO trovano il loro posto. Non come sostituti della famiglia — che resta insostituibile — ma come presenza aggiuntiva nelle ore in cui la famiglia non può esserci. Per Valentina, sapere che sua madre ha qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere il pomeriggio cambierebbe qualcosa nel modo in cui arriva alla sera. Non eliminerebbe l'ansia. Ma la renderebbe più gestibile.

Quello che servirebbe

Una politica seria per i caregiver a distanza richiederebbe almeno tre cose: riconoscimento legale del loro ruolo, congedi retribuiti adeguati, e un sistema di servizi territoriali per gli anziani che non richieda la presenza fisica del familiare per essere attivato. Nessuna delle tre esiste in forma strutturata in Italia.

Nel frattempo, i Valentina d'Italia continuano a gestire come possono. Con telefonate mattutine, voli del fine settimana, e la speranza che la settimana prossima non ci sia nessuna emergenza.

Contenuto a cura della redazione AMIICO — un prodotto sviluppato da Union Srl (Verona).